La nostra storia

Quando Ponte Milvio era ancora un borgo di case tra il Tevere e la campagna, e ancora oggi si riconoscono le vecchie case a due piani mescolate ai palazzi residenziali nati con il boom economico, nasceva una osteria che portava il nome del suo proprietario. Era un piccolo locale, proprio accanto a una rinomata agenzia di pompe funebri. A Roma, si sa, si fa prima a affibbiare un soprannome che a respirare, e così per tutti l’Osteria da Osvaldo divenne il Cassamortaro. Il signor Osvaldo non si preoccupò più di tanto: la cucina era buona e i clienti non mancavano, e quel nome in fondo aiutava a essere unici. Oggi l’osteria, segno di vita, è sopravvissuta al vecchio ufficio funebre, si è allargata e appartiene sempre alla stessa famiglia. Ma il buffo nome è rimasto e si è imposto nell’immaginario collettivo dei romani, che da bravi figli di Trilussa, non si scompongono per nulla. Forse perché mettersi a tavola rinnova un piacere che è fonte di vita?